Bainzu Piliu nasce a Ozieri il 20 dicembre 1934, in una Sardegna ancora profondamente ancorata alle proprie tradizioni. Figlio di un muratore e di una sarta cresce in un ambiente umile, in cui il valore del lavoro e della dignità personale rappresentano il fondamento dell’esistenza quotidiana.
Dopo il trasferimento della famiglia a Sassari, prosegue il suo percorso scolastico, conseguendo prima la maturità scientifica e in seguito il diploma presso l’Istituto tecnico per geometri.
Le difficoltà economiche e la scarsità di opportunità sull’isola lo spingono, come tanti giovani sardi del dopoguerra, ad emigrare. In Germania lavora come muratore e poi come pizzaiolo, senza mai abbandonare l’idea di un ritorno alla propria terra.
Tornato in Sardegna, si iscrive all’Università di Sassari e consegue la laurea in Farmacia. Da qui ha inizio il suo impegno nel mondo accademico, prima come tecnico di laboratorio e poi come docente di chimica. In parallelo, matura una profonda coscienza politica, alimentata dal pensiero di Antonio Simon Mossa e animata da una visione indipendentista. Nel 1975 entra nel Partito Sardo d’Azione, dove assume da subito un ruolo di rilievo, venendo eletto segretario della sezione sassarese. Tuttavia, la sua opposizione netta all’alleanza con il Partito Comunista Italiano – che giudica inconciliabile con i principi dell’autodeterminazione – porta alla sua espulsione dal partito. È una frattura che lo conferma nella sua vocazione: quella di dare voce a un progetto politico realmente autonomo e radicato nella storia e nell’identità del popolo sardo. È una rottura dolorosa, ma coerente con le sue convinzioni.
Nel 1976 fonda il Frùntene pro s’Indipendèntzia de sa Sardìnnia (FIS), movimento indipendentista sardo che si propone di avviare un cammino di liberazione nazionale. Il suo impegno politico si traduce in azione concreta: nel 1980 viene eletto sindaco del Comune di Bulzi. Due anni dopo, accoglie il Presidente della Repubblica Sandro Pertini indossando l’abito tradizionale sardo, un gesto carico di significato simbolico e politico.
Il 1982 segna una svolta drammatica nella sua esistenza: Bainzu Piliu viene arrestato e successivamente condannato a quattro anni di reclusione con l’accusa di “attentato all’unità dello Stato”. È dichiarato “cospiratore” da quello stesso Stato che egli rifiuta di riconoscere come legittimo sovrano della sua terra. L’esperienza carceraria, pur dura, non scalfisce il nucleo profondo delle sue convinzioni.
Parallelamente al suo impegno politico, Bainzu è uno strenuo difensore della lingua sarda. In un periodo storico segnato dal proibizionismo linguistico, si batte per il riconoscimento della dignità del sardo, anche in ambito accademico. Tra il 1981 e il 1982 è relatore di due tesi di laurea bilingui – redatte in sardo e in italiano – che sollevano un aspro confronto con il Ministero dell’Istruzione e aprono uno squarcio sulle contraddizioni di uno Stato che, ancora allora, negava la legittimità dell’identità linguistica dei propri popoli minoritari.
Grazie anche al suo contributo, oggi è possibile scrivere e parlare in lingua sarda nelle istituzioni e nei luoghi pubblici. Bainzu Piliu è a buon diritto considerato uno dei padri del movimento linguistico sardo, per l’instancabile militanza a difesa dei diritti dei sardofoni.
Terminata la pena detentiva, si ritira dalla politica attiva e si dedica a una nuova fase della sua vita. Si laurea in Psicologia presso l’Università di Cagliari ed esercita la professione di psicologo, portando anche in questo ambito la sua profonda capacità di ascolto e la sua attenzione per le ferite individuali e collettive.
Nel 2015 pubblica il libro “Cella nr. 21 – Il cammino verso la dignità”, testimonianza personale e politica che racconta la sua vita e il suo pensiero. Non è un testo d’accusa, ma una riflessione pacata sulle contraddizioni della Sardegna, sulle battaglie affrontate e sul prezzo pagato per la coerenza. È anche un atto d’amore verso la sua terra, interpretata come nazione viva e pensante, ancora in attesa della propria piena emancipazione.
A novant’anni, Bainzu Piliu continua a rappresentare una voce autorevole e controcorrente nel panorama politico e culturale sardo. La sua biografia si intreccia con mezzo secolo di storia dell’isola: dalle aule universitarie ai movimenti indipendentisti, dal carcere alla pubblica testimonianza, la sua esistenza è una parabola di impegno civile, intellettuale e umano.
Oggi, a novant’anni, Bainzu Piliu è considerato una figura centrale nella storia politica e culturale dell’isola. La sua esistenza, segnata dall’impegno per l’indipendenza e dalla difesa dei diritti linguistici, attraversa oltre cinquant’anni di vicende sarde. Dalla cattedra universitaria alle lotte di piazza, dal carcere alle pagine di un libro, Bainzu incarna la storia di un uomo che non ha mai smesso di credere nella possibilità di liberare la “nazione sarda” dal giogo di un sistema che ritiene estraneo alle esigenze della Sardegna.
Il suo pensiero – critico, lucido, radicale – ha saputo cogliere la distanza tra le promesse dell’Italia repubblicana e le reali condizioni della Sardegna. La sua è stata, e continua ad essere, una lotta per la dignità. Perché, come scrive nel suo libro, la vera indipendenza non si misura solo con confini geografici, ma con la libertà interiore di un popolo che sceglie di riconoscersi e autodeterminarsi.
